lunedì, agosto 07, 2006

L'utopia della città ideale.


Nel mettere a posto la biblioteca casalinga mi sono imbattuto nello spolverare un libro a me assai caro, da cui ho attinto molte delle mie teorie: La Repubblica di Platone.
Il filosofo ateniese è stato il primo ad affrontare il discorso della idealizzazione della città-stato perfetta.
Bisogna però ammettere i limiti della sua opera, in cui spesso non vi è altro che l'affermazione della supeririotà della polis greca, base da cui parte per creare una società che risulta in relatà composta da un'elite di intellettuali.

A dir la verità il tentativo di edificare città ideali inizia molto presto, a partire dalle civiltà mesopotamiche, basti pensare a Persepoli o Babilonia, per passare al periodo ellenistico, Delfi, e romano.
E' da precisare il fine puramente strategico o militare di questi insediamenti urbani.
Durante il medioevo si afferma il mito della circolare Baghdad in oriente, mentre in Europa ci si fortifica si creano piazze in funzione di cattedrali e istituzioni religiose.

Dobbiamo aspettare il rinascimento e la riscoperta del grande Platone per ritrovare nuova enfasi nello studio di varie soluzioni per costruire la città a misura d'uomo.
I principi del '400, influenzati dall'ondata neoplatonica dell'academia fiornetina di Ficino, mostrarono grande sensibiltà al tema di uno sviluppo urbano di stampo umanistico.
In molti, esaltati dall'idea di crearsi una città ex novo, emblema eterno del loro potere e della loro sensibilità, iniziarono a chiamare i più grandi teorici del tempo al loro servizio.
Il Laurana sviluppa il discorso di città Palazzo ad Urbino, Bernrdo Rossellino trasforma il borgo di Corsignano nella papale Pienza, il Filarete idea Sforzinda e Vespasiano Gonzaga rende Sabbioneta una grande protagonista dell'epoca.
Da ricordare inoltre i trattati di Leon Battista Alberti, i miglioramenti igienici ceh ipotizza Leonardo e l'innovazione portata da Francesco di Giorgio Martini nella difesa militare.
Tutti questi tentativi sono uniti dalla voglia di creare uno scrigno di perfezione assoluta, in cui tutte le forme d'arte concorrono per aiutare l'uomo nella sua attività di studio e di pensiero, facendo diventare la cultura unico grande denominatore comune di coesione sociale.
Sarà la prima ed ultima volta nella storia in cui si cercherà di creare centri urbani con il solo e unico scopo di esaltare il logos, facendo passare in secondo piano le funzioni politico/militari.
I tentativi di società utopistiche, come quelli anarchici, di stampo socialista o quelli hyppies più recenti sono stati tutti grandi fallimenti.
Mi chiedo quindi se non sia possibile fare un'immersione nell'atmosfera dell'umanesimo e riproporre un tentativo di città ideale basata sulla cultura e sull'arte anche ai giorni nostri.
Una città in cui l'impianto urbano e i servizi offerti portino l'uomo a pensare, conditio sine qua non per raggiungere la felicità.

Nell'immagine la planimetria di Sforzinda



1 Comments:

Blogger duca said...

il bello serve all'uomo e lo aiuta a stare meglio...

13:32  

Posta un commento

<< Home