venerdì, ottobre 27, 2006

Parole d'autore

I versi di Catullo riecheggieranno sul blog in una rubrica di due puntate.
In questa prima tornata ci tenevo a dare dignità al sedicesimo carme del poeta veronese.
Questa nugae, infatti, è spesso snobbata dalla critica, ma, a mio avviso, è assai importante per il messaggio che esprime e per farci capire la personalità di Catullo. La scelta del latino era scontata, poichè in questo modo volevo offrirvi lo stimolo di ricercare la traduzione in volgare.


XVI. Pedicabo vos

Pedicabo ego vos et irrumabo,
Aureli pathice et cinaede Furi,
qui me ex versiculis meis putastis,
quod sunt molliculi, parum pudicum.
nam castum esse decet pium poetam
ipsum, versiculos nihil necesse est;
qui tum denique habent salem ac leporem,
si sunt molliculi ac parum pudici,
et quod pruriat incitare possunt,
non dico pueris, sed his pilosis
qui duros nequeunt movere lumbos.
vos, quod milia multa basiorum
legistis, male me marem putatis?
pedicabo ego vos et irrumabo.

2 Comments:

Blogger duca said...

ricordo che con questa composizione catullo critica il pecoreccio dell'epoca

19:45  
Anonymous Anonimo said...

Caro duca, ti rigrazio per aver citato il sedicesimo dei carmina di Valerio ke come sai porto nel cuore. Esso fu infatti oggetto di lode in una discussione coll'esimio prof Trocchi ai tempi della mia terza liceo, il quale Trocchi nel corso della disputa con me e un mio compagno se ne uscì con l'ormai celebre frase: Mi sento come un cazzo tra due coglioni!"....

17:27  

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