Parole d'autore, parte seconda
Con il carme numero 69 si chiude questa breve rassegna, che ha avuto plausi da tutto il mondo intellettuale e che quindi replicherò in forma più amplia.
Con questa elegia, Catullo si rivolge in maniera sferzante contro il pecoreccio della sua epoca.
Prende di mira infatti un certo Rufo, il quale viene definito odoroso come un pecorone, il quale si stupisce di non riuscire a trovare donne.
Amo vedere dentro questa situazione una metafora della società, in cui l'ignoranza ofusca i motivi di tanta tristezza.
LXIX. Noli admirari
Noli admirari, quare tibi femina nulla,
Rufe, velit tenerum supposuisse femur,
non si illam rarae labefactes munere vestis
aut perluciduli deliciis lapidis.
laedit te quaedam mala fabula, qua tibi fertur
valle sub alarum trux habitare caper.
hunc metuunt omnes, neque mirum: nam mala valde est
bestia, nec quicum bella puella cubet.
quare aut crudelem nasorum interfice pestem,
aut admirari desine cur fugiunt.
Con questa elegia, Catullo si rivolge in maniera sferzante contro il pecoreccio della sua epoca.
Prende di mira infatti un certo Rufo, il quale viene definito odoroso come un pecorone, il quale si stupisce di non riuscire a trovare donne.
Amo vedere dentro questa situazione una metafora della società, in cui l'ignoranza ofusca i motivi di tanta tristezza.
LXIX. Noli admirari
Noli admirari, quare tibi femina nulla,
Rufe, velit tenerum supposuisse femur,
non si illam rarae labefactes munere vestis
aut perluciduli deliciis lapidis.
laedit te quaedam mala fabula, qua tibi fertur
valle sub alarum trux habitare caper.
hunc metuunt omnes, neque mirum: nam mala valde est
bestia, nec quicum bella puella cubet.
quare aut crudelem nasorum interfice pestem,
aut admirari desine cur fugiunt.

