lunedì, novembre 13, 2006

Parole d'autore

In questa tornata della rubrica letteraria sarà protagonista un passo de "le Ricordanze" di Giacomo Leopardi. Non che ami particolarmente questo poeta, ma nella seconda strofa rende bene l'idea del pecoreccio umano, usando anche il termine gregge, il quale è solito canzonare le persone di cultura, non vedendo la propria ignoranza.

(...)Nè mi diceva il cor che l'età verde
Sarei dannato a consumare in questo
Natio borgo selvaggio, intra una gente
Zotica, vil; cui nomi strani, e spesso
Argomento di riso e di trastullo,
Son dottrina e saper; che m'odia e fugge,
Per invidia non già, che non mi tiene
Maggior di se, ma perchè tale estima
Ch'io mi tenga in cor mio, sebben di fuori
A persona giammai non ne fo segno.
Qui passo gli anni, abbandonato, occulto,
Senz'amor, senza vita; ed aspro a forza
Tra lo stuol de' malevoli divengo:
Qui di pietà mi spoglio e di virtudi,
E sprezzator degli uomini mi rendo,
Per la greggia ch'ho appresso(...)

venerdì, novembre 03, 2006

La caduta della nobiltà italiana: Alessandra Borghese


Che vergogna! Che destino infame nei confronti delle nobili stirpi italiche.
Le famiglie che con tanto vigore si batterono in passato per nobilitare e magnificare l'Italia, si trovano rappresentate oggi da discendenti ignobili, gretti e bigotti.
Prendiamo l'esempio di Alessandra Borghese, i cui discendeti tanto hanno regalato alla città di Roma.
La donna menzionata, gira per le televisioni vendendo la sua fede dogmatica, reazionaria e ottusa, affermando inoltre la regalità di casa Savoia.

Come si può nel XXI secolo interpretare la fede cristiana come nell'età barocca?
E' quindi necessario spodestare questa nobiltà, che è tale non per meriti propri ma per sorte, e sostiutirla con persone degne di portare questi titoli.
Scusate l'espressione, ma sono schifato.


Come potete notare dalla copertina del libro, traspare una visione bigotta e mentecatta della fede.

lunedì, ottobre 30, 2006

Parole d'autore, parte seconda

Con il carme numero 69 si chiude questa breve rassegna, che ha avuto plausi da tutto il mondo intellettuale e che quindi replicherò in forma più amplia.
Con questa elegia, Catullo si rivolge in maniera sferzante contro il pecoreccio della sua epoca.
Prende di mira infatti un certo Rufo, il quale viene definito odoroso come un pecorone, il quale si stupisce di non riuscire a trovare donne.
Amo vedere dentro questa situazione una metafora della società, in cui l'ignoranza ofusca i motivi di tanta tristezza.


LXIX. Noli admirari

Noli admirari, quare tibi femina nulla,
Rufe, velit tenerum supposuisse femur,
non si illam rarae labefactes munere vestis
aut perluciduli deliciis lapidis.
laedit te quaedam mala fabula, qua tibi fertur
valle sub alarum trux habitare caper.
hunc metuunt omnes, neque mirum: nam mala valde est
bestia, nec quicum bella puella cubet.
quare aut crudelem nasorum interfice pestem,
aut admirari desine cur fugiunt.

venerdì, ottobre 27, 2006

Parole d'autore

I versi di Catullo riecheggieranno sul blog in una rubrica di due puntate.
In questa prima tornata ci tenevo a dare dignità al sedicesimo carme del poeta veronese.
Questa nugae, infatti, è spesso snobbata dalla critica, ma, a mio avviso, è assai importante per il messaggio che esprime e per farci capire la personalità di Catullo. La scelta del latino era scontata, poichè in questo modo volevo offrirvi lo stimolo di ricercare la traduzione in volgare.


XVI. Pedicabo vos

Pedicabo ego vos et irrumabo,
Aureli pathice et cinaede Furi,
qui me ex versiculis meis putastis,
quod sunt molliculi, parum pudicum.
nam castum esse decet pium poetam
ipsum, versiculos nihil necesse est;
qui tum denique habent salem ac leporem,
si sunt molliculi ac parum pudici,
et quod pruriat incitare possunt,
non dico pueris, sed his pilosis
qui duros nequeunt movere lumbos.
vos, quod milia multa basiorum
legistis, male me marem putatis?
pedicabo ego vos et irrumabo.

lunedì, ottobre 23, 2006

Discorsi sopra il pecoreccio umano

Recenti visioni e elaborazioni mentali seguite a queste, m'hanno spinto a dover manifestar pubblicamente le mie sensazioni e il mio sconsolato disappunto nei confronti della razza umana.
L'esperienza maturata in terra d'Irlanda e il successivo ritorno in patria, non hanno fatto altro che accrescere una considerazione che già da tempo serbavo in cuor mio.
Prendetemi pure per ovvio e scontato, ma l'uomo sta approndando a comportamenti sempre più pecorecci.
Ogni giorno che passa, a sentir la gente parlare e nel guatar progarmmi domenicali, mi chiedo con semre più vigore che fine abbia fatto la ragione umana, dominata ormai da un oblio che porta ad un progressivo degeneramento.
Un ceto medio che pensa solo ai propri interessi, non coinvolgendosi in un progetto di felicità più aplio e articolato, inserito all'interno di un contesto civile e culturale.
La ricerca sempre più spasmodica di piaceri brevi e inutili, la mancata voglia di dibattere e approfondire, il vivere di rendita culturale da almeno due secoli sono alla base di questa situazione.
Un umanità che quindi ama narcotizzarsi con droghe di ogni tipo, siano queste mediatiche o reali.
Che fare davanti a questa situazione? Come poter rilanciare un progetto civile e sociale che consenta di allargare l'elite e rendere l'uomo conscio dei suoi problemi?
Sono queste le domande che ognuno di noi deve porsi e che meritano di essere approfondite con maggior perizia.
Sarò stato forse troppo ridondante e pessimista, ma guardare Buona Domenica ha generato in me una condizione di malessere tale da dover esternare tutto ciò.

martedì, ottobre 17, 2006

Un cantiere aperto alle idee

Cari lettori, è finalmente arrivato il tempo di riaprire il cantiere delle idee.
Ormai siamo in autunno inoltrato e alla combriccola dei gentleman servono nuovi stimoli e nuovi orizzonti.
Invito, dunque, tutti gli egregi frequentatori di questo blog di fornire idee, consigli, progetti e correzzioni.
Ogni passante è pregato di lasciare un commento con scritto ciò che ritiene più utile per questo spazio.
Lascerò una settimana di tempo e successivamente farò una sintesi delle vostre proposte.
Speranzoso, mi congedo.

domenica, ottobre 15, 2006

Tornato in patria



Cari amici, sono finalmente tornato in patria e ho già iniziato a riassaporare il gusto della vita italiana.
Ho già avuto il piacere di poter interloquire con le persone più care e giuro che pian piano mi rifarò vivo con tutti.
Nel frattempo vi mando un panorama della città che mi ha ospitato sino a qualche giorno fa.

Nella foto il municipio di Derry